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	<title>Comitato Mantova Solidale &#187; Diario dei volontari</title>
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		<title>Flussi di cultura</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2017 18:40:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario dei volontari]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Bacchi]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci sono giorni in cui la bella frase che il Naga di Milano usa come exergo sul suo sito, esprime perfettamente la mia esperienza di socia e volontaria di Mantova solidale. Il Naga sul suo sito fa scorrere queste parole DA 30 ANNI CI ARRICCHIAMO CON GLI IMMIGRATI* *perché le loro storie e la loro [&#8230;]&#160;<a href="https://www.comitatomantovasolidale.it/flussi-di-cultura/" class="post-read-more">Read more...</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="pf-content"><p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Ci sono giorni in cui la bella frase che il Naga di Milano usa come <em>exergo</em> sul suo sito, esprime perfettamente la mia esperienza di socia e volontaria di Mantova solidale.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Il Naga sul suo sito fa scorrere queste parole</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">DA 30 ANNI CI ARRICCHIAMO CON GLI IMMIGRATI* </span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">*perché le loro storie e la loro forza sono la nostra ricchezza. </span><span id="more-352"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.naga.it/"><span style="font-weight: 400;"><a href="https://www.naga.it/" rel="nofollow">https://www.naga.it/</a></span></a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;"> E questo è esattamente quello che ho provato e condiviso con altri amici italiani domenica 15 gennaio. Provo a raccontarlo, certa di non riuscire a rendere la ricchezza di ogni momento.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Ide Maman, musicista e poeta, Youssouf Sissako, pacato ed efficace coordinatore del gruppo, Karim Sowe e Tijan Gassama, gli ultimi due in accoglienza in un appartamento di Mantova Solidale, hanno fondato un gruppo musicale dal nome bizzarro, <strong>Black Afrique Fluxus</strong>. Le prime due parole indicano l’appartenenza d’origine, sottolineando la diversità delle provenienze – paesi anglofoni e paesi francofoni –, Fluxus fa riferimento sia ai flussi di fuga dei migranti che al noto movimento di sperimentazione artistica nato negli anni ’50 e ispirato al musicista John Cage e ad altre figure dell’avanguardia teatrale e figurativa. Questa parte del nome nasce dall’incontro fra i musicisti africani e alcuni musicisti italiani con un prestigioso curriculum accademico e con una grande inclinazione a sperimentare i più arditi linguaggi sonori legati anche alla musica elettronica: il violoncellista Nicola Baroni, che da più di un anno lavora con i rifugiati di origine africana, e il chitarrista Federico Mosconi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.comitatomantovasolidale.it/wp-content/uploads/2017/02/IMG_1984-671.jpg"><img class=" size-medium wp-image-356 alignleft" src="http://www.comitatomantovasolidale.it/wp-content/uploads/2017/02/IMG_1984-67-300x200.jpg" alt="IMG_1984-67" width="300" height="200" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Nello spazio sociale della Boje, che accoglie ogni volta le lunghe sedute di prova, i tamburi e le vibrazioni degli strumenti a corda si combinano con complessi marchingegni elettronici che producono inedite fusioni sonore che si visualizzano anche con dei sensori collegati alle mani dei danzatori. Ascolto e guardo incantata: divertimento e rigore negli occhi dei musicisti, impegnati tra tradizione e ardita sperimentazione. Quando i giovani africani prendono in mano anche violoncello e chitarra l’inedito raggiunge punte a volte molto alte.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.comitatomantovasolidale.it/wp-content/uploads/2017/02/IMG_1958-411.jpg"><img class=" size-medium wp-image-355 alignright" src="http://www.comitatomantovasolidale.it/wp-content/uploads/2017/02/IMG_1958-41-300x200.jpg" alt="IMG_1958-41" width="300" height="200" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Li lascio alla loro musica per incontrare in un paio d’ore Mody Sissoko, maliano, appassionato di beni artistici, che deve prepararsi per una conferenza che terrà a marzo alla Biblioteca di Mantova. Non dimenticherò mai che questo giovane uomo, poco dopo essere sceso dal pullman che lo portava a Mantova dopo lo sbarco e una prima sosta in un centro di prima accoglienza, ancora stordito per il viaggio tremendo, ha sgranato gli occhi vedendo piazza Sordello e mi ha chiesto in francese: “Ma questa città è patrimonio Unesco?”.  E&#8217; uno molto preciso Mody, uno che ha bisogno di “portarsi avanti” e ogni tanto mi chiede di fare il punto con lui sulla preparazione dell’evento. L’argomento è impegnativo: i diritti umani in Mali tra la carta costituzionale di Kouroukan Fuga del 1235 e oggi. Non è questa la sede per raccontare come un grande imperatore del Mali, Sundjata Keita, abbia emanato una sorta di anticipazione assoluta della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo, alla quale l’Occidente arrivò solo dopo le tragedie della Seconda guerra mondiale. Mody va in biblioteca, cerca libri, studia e scrive pagine e pagine di appunti in un francese perfetto. Confuta con garbo le mie obiezioni (“Ma Sundjata era musulmano, quindi anche l’Islam ha prodotto grandi forme di democrazia”, dico io. “Definire musulmano Sundjata è un’approssimazione, in realtà era ancora animista”, mi fa notare il mio interlocutore, che è un musulmano osservante ma anche un intellettuale molto preciso). Fra un tè alla menta e un giro di biscotti, la conversazione si sviluppa col contributo di altri due amici, un maturo intellettuale mantovano e Mamadou, un giovanissimo richiedente asilo maliano, amico di Mody.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Alla fine della giornata io e Primo, l’amico italiano che assisterà anche all’ultima parte delle prove musicali, ci guardiamo chiedendoci se non sia miope per i paesi europei non trattenere e potenziare la ricchezza e l’energia di questi cervelli in fuga.</span></p>
<p style="text-align: justify;">Maria Bacchi</p>
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		<title>Odontoiatria sociale</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2017 17:33:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario dei volontari]]></category>
		<category><![CDATA[Ernesto Sgarbi]]></category>

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		<description><![CDATA[Mantova Solidale è anche cure odontoiatriche gratuite, conservative e protesiche, alle persone che abbiamo in accoglienza. Sono quasi tutti ragazzi tra i 18 e i 25 anni provenienti da vari Paesi africani in fuga da conflitti e povertà.  vengono seguiti sotto il profilo sanitario da un gruppo di medici, psicologi e psichiatri che fanno parte [&#8230;]&#160;<a href="https://www.comitatomantovasolidale.it/odontoiatria-sociale/" class="post-read-more">Read more...</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="pf-content"><p>Mantova Solidale è anche cure odontoiatriche gratuite, conservative e protesiche, alle persone che abbiamo in accoglienza. Sono quasi tutti ragazzi tra i 18 e i 25 anni provenienti da vari Paesi africani in fuga da conflitti e povertà.  vengono seguiti sotto il profilo sanitario da un gruppo di medici, psicologi e psichiatri che fanno parte dell&#8217;associazione o che ne sono sostenitori e simpatizzanti. Il dentista sono io.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-340"></span><br />
I ragazzi vengono nel mio studio la prima volta accompagnati da un nostro mediatore culturale ma successivamente, imparata la strada, da soli. Inizialmente venivano soltanto quelli col mal di denti, ora invece anche chi vorrebbe una visita e la pulizia: hanno rapidamente realizzato che è meglio prevenire che curare. Talvolta si portano dietro gli amici che, pur senza avere l’appuntamento, chiedono di essere visitati; cosicché un pomeriggio, affacciandomi in sala d’attesa pensando di vedere soltanto i due dell’appuntamento, mi sono trovato davanti 6-7 robusti ragazzotti neri. Alessandra, la mia assistente, ha avuto un attimo di panico-smarrimento: le ho detto che bisognava ingranare la quinta per dare un’occhiata a tutti e prestare almeno le cure più urgenti. Ma non era questa la mia prima preoccupazione: pensavo all’imminente prossimo appuntamento, a quella mia vecchia (in tutti i sensi) paziente della buona borghesia mantovana, benestante e benpensante, che, a quella vista inconsueta in sala d’attesa, poteva sentirsi un po’ spaesata.<br />
I ragazzi presentano di solito carie multiple, purtroppo talvolta in una fase talmente avanzata e destruente che l’unica cura è l’estrazione. Spesso il ciclo di cure richiede numerosi appuntamenti che si protraggono per settimane o mesi.  Questo consente di conoscerci meglio: il dentista diventa un amico che raggiungono con qualche telefonata o sms anche quando la ricerca di un lavoro li ha portati lontano, a Napoli o in Puglia o chissà dove. Devo dire che per me tutto ciò è fonte di grande soddisfazione e mi ripaga più di qualunque parcella.<br />
Ho una certa età e so che prima o poi arriverà il momento di ritirarmi dall&#8217;attività professionale. Mi piacerebbe poter passare a qualcuno il testimone della solidarietà e che la pratica di una odontoiatria solidale, già praticata da molti colleghi, si diffondesse sempre di più. Sarebbe oltretutto un modo molto efficace per combattere la crisi e la cosiddetta sindrome della poltrona vuota&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Ernesto Sgarbi</p>
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